
Ripulire il modo in cui eliminiamo i germi: materiali migliori e durata maggiorata
Siate onesti: la maggior parte delle lampade UVC rappresenta un vero problema dal punto di vista ambientale. Di solito contengono vapore di mercurio e fosfori dannosi. Se una lampada si rompe, si crea un disastro ambientale. Abbiamo deciso che questo non è accettabile. Stiamo quindi optando per un approccio a zero inquinamento: sostituiamo i materiali tossici con materiali ecocompatibili e facciamo sì che i dispositivi dureranno più a lungo, evitando così che finiscano in discarica.
Abbandonare il mercurio
Abbiamo abbandonato quelle vecchie lampade a amalgama. Non dobbiamo più preoccuparci di perdite di sostanze tossiche. Invece, utilizziamo lampade UVC basate su LED o vetri di quarzo privi di ozono. In questo modo, se una lampada si rompe, non ci sono rischi legati all’uso di sostanze pericolose. Si ottiene comunque la stessa intensità luminosa necessaria per distruggere il DNA dei germi, ma si può dormire sonni tranquilli, sapendo di rispettare le normative ambientali.
Dispositivi progettati per durare a lungo
Avete notato come le lampade UV sembrino spegnersi proprio quando ne abbiamo bisogno? Di solito è perché gli elettrodi si deteriorano o il gas all’interno della lampada si svuota. Per risolvere questo problema, abbiamo iniziato ad utilizzare quarzo sintetico di alta purezza e rivestimenti di catodo migliorati. Il livello “L70” – cioè il punto in cui la luce inizia a indebolirsi – è molto superiore rispetto a quello delle lampade standard. È un grande vantaggio: non è necessario sostituire le lampade ogni pochi mesi, il che significa meno tempi di inattività per il personale e una minore impronta carbonica per l’edificio.
I limiti (e come affrontarli)
Il problema è che i materiali ecocompatibili non sempre funzionano bene con i dispositivi vecchi. Se si vogliono utilizzare queste nuove lampade in sistemi esistenti, è probabile che i vecchi balast magnetici non siano sufficienti. Sarà quindi necessario utilizzare nuovi alimentatori in grado di gestire la tensione più bassa richiesta da queste lampade. È un piccolo aggiustamento, ma necessario per far funzionare correttamente il sistema.
Funziona davvero?
Misuriamo il successo di questi dispositivi attraverso un semplice indicatore: la quantità di radiazioni UVC ottenute per watt. Grazie all’uso di riflettori interni e di vetri che non assorbono la luce, riusciamo a mantenere un’alta intensità luminosa. Si ottiene lo stesso effetto di sterilizzazione, senza però generare rifiuti. È quindi un modo più intelligente e sostenibile per effettuare la pulizia industriale.